A ghé chi ghé sta devluntera.
Venti anni fa mi trovavo all’Ospedale Sant’Agostino a Modena, l’usdel vec, in attesa di un mio congiunto sotto i ferri per un intervento oncologico.
Ero in compagnia di un’altra persona di famiglia, venuta a darci man forte, ma anche di altri sventurati, i cui parenti si trovavano in quel momento ugualmente sotto intervento.
Una donna, che aveva il fratello in sala operatoria la seconda volta per un tumore al polmone, si lanciò in una invettiva contro
l’ingiustizia della vita, il fatto che potesse essere beffarda, ingrata, assurda e ingiusta, che si concluse, senza gran sorpresa, con la dichiarazione «la vita fa schifo».
Di fronte a ciò, la persona che era con me guardò quella donna come se le avesse appena aperto davanti, con l’intenzione di offrirgliene il contenuto per mangiarlo, un cartoccino con dentro una merda, e le rispose «ma me a vad ca ghé chi ghé sta devluntera» (io vedo che molti nella vita ci stanno volentieri) – cosa che mi fece ridere moltissimo in un momento altrimenti non facile.
Nei giorni scorsi, quella persona, capace anche nelle difficoltà di ricordare che, in fondo, si vive sempre volentieri, pur con tutti i limiti e i problemi che presenta, se ne é andata, lasciandomi, tra mille altre, questa preziosa eredità che non dimenticherò mai: prendere per il culo tutti, ridere anche quando le circostanze non lo consiglierebbero, amare sempre e comunque la vita, pure quando non se ne afferrerebbe il senso, cercare di usare sempre la propria testa al di là di ogni convenienza.
Che Dio ti accolga e ti stringa presso di sé, grazie per il tanto bene sincero che mi hai sempre mostrato e per avermi donato questo sorriso grande, che posso usare tutte le volte che sono nei guai.